Sono nata nel 1960.
Ho una formazione come ballerina classica e contemporanea con maestri di chiara fama, italiani e stranieri:
Angela Abbigliati, Victor Litvinov, Giuseppe Urbani, Giancarlo Vantaggio, Robert Strainer, Renato Greco, Maria Teresa dal Medico, Jaquelin de Min, Vittorio Biagi, Peter Goss , Malou Airaudo .
Ho danzato al Teatro Massimo di Palermo, al Teatro Bellini di Catania, al Petruzzelli di Bari, al National Theatre di Addis Abbeba, al Centro di Produzione Rai di Roma.
La fotografia è una passione lontana, scoperta a 14 anni quando sono entrata per la prima volta in una camera oscura.
Vedere la macchia informe prendere vita nell'acido di sviluppo è stata una magia, ma già studiavo danza ed era troppo impegnativa per lasciare spazio ad altro.
E così è rimasta a margine anche se sentivo che era una grande tentazione soprattutto per la danza, per contrastare la sua inafferrabilità.
Ad ogni spettacolo un'emozione diversa, impossibile da riproporre, ad ogni nuovo passo, quello precedente già perso nella memoria.....
La scintilla si è riaccesa quando ho conosciuto mio marito che già dai tempi del Liceo era un'appassionato della fotografia.
Amava fotografare soprattutto i suoi idoli del jazz, ma attraverso me ha scoperto il fascino della danza e ovviamente se ne è ammalato.
Ha iniziato a fotografare in sala, sul palcoscenico.....
Guardavo le sue foto, bellissime, e maturavo il desiderio di provare a raccontare quello che conoscevo io della danza.
Capivo che conoscere la danza ti permette di avere un altra visione fotografica che ti consente di leggere altre sfumature e enfatizzare tutto quello che il mio corpo aveva fatto suo.
I miei primi tentativi li ho fatti con una delle macchine di mio marito, una Pentax SP 1000.
Era una gran fatica. Fotografare il palcoscenico, significa, sempre, gestire situazioni limite, quasi sempre con condizioni di luce proibitive e anche se usavi tiravi la pellicola a 3200 Asa, il risultato era sempre lontano da quello che avresti voluto, e la "grana" non era una scelta di stile, ma, al contrario, l'unica possibilità.
L'avvento del digitale ha ovviamente reso tutto più facile, la mia Canon 5D MARK II adesso è la mia amica inseparabile.
La fotografia mi rende libera, non pensavo che sarei riuscita a non sentirmi schiacciata dai condizionamenti, dai giudizi, e invece è successo.
Nel bene e nel male le mie foto sono me stessa e, lontana fisicamente dalla danza (mio malgrado) mi hanno ridato la gioia di sentirmi parte di quel mondo che continua ad appartenermi.
I muscoli conservano la memoria dell'emozione che li ha pervasi, e si riaccende anche quando il movimento è in un altro corpo.Fotografo danzando.....
Ma la fotografia è una malattia, non riesco a starne lontana.
In tutto quello che fotografo, cerco le cose che mi colpiscono, che mettono in moto la mia anima, il bello che mi appare e vorrei fermare, trattenere.
Il complimento più bello che mi è stato fatto è "riesci a cogliere persino l'anima delle persone "….
E' proprio quello che voglio, perché per me fotografare è stabilire un'intesa, entrare dentro le cose e forse cercare proprio l'anima!
dicembre 2011
P.S. Il coraggio di mettermi in gioco lo devo a tanti incoraggiamenti, al sostegno di molti che mi hanno sostenuto, a tanti incontri con fotografi che mi hanno donato con generosità, ma c'è una persona che è stata determinante per iniziare, Marianna Santoni.
Trovata per caso sul web, è stata una folgorazione.
La determinazione e la disciplina di questa donna sottile, ma di ferro, è stato il monito più significativo per il mio impegno....grazie Marianna!
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